Offerte ViaggiOfferte Viaggi

Tunisia Cerchio 17"

Racconto di Viaggio e itinerario Turistico a LATINA (LT) Lazio -


partecipanti: giorgio, mara, massimo, letizia, fabio, roberta 22/06/2005civitavecchia - tunisi 16 ore di nave 23/06/2005tunisi - teboursouk85 km 24/06/2005teboursouk - le kef - kasserine - tamerza380 km 25/06/2005tamerza - tozeur - nefta - douz280 km 26/06/2005douz - bir

soltane - mattata150 km 27/06/2005matmata - medenine - mattata140 km 28/06/2005matmata - sfax - el jem - kairouan 350 km 29/06/2005kairouan - monastir80 km 30/06/2005monastir - tunisi150 km 22/06/2005gente del sud partiti !!! dopo mesi di preparazione ce l’abbiamo

fatta, ci siamo imbarcati a civitavecchia destinazione tunisia. la nave parte con ½ ora di ritardo, ma siamo partiti. 23/06/2005calma piatta la notte è trascorsa piacevole, la cabina da quattro è molto accogliente anche se siamo in 6, dopo la colazione siamo sul ponte a prendere il sole (io no).

il viaggio ancora non si sente, nonostante le dodici ore di navigazione su di un mare di una calma incredibile. massimo stà leggendo un libro prestato da me, fabio e roberta sono scesi in cabina e sicuramente torneranno su dopo un’ennesima prestazione sessuale da 9+. ancora non pensiamo allo sbarco su terra tunisina,

dopo pranzo vediamo… il pranzo non è male, dopo di chè cominciamo i preparativi per lo sbarco. ore 15,30 la nave arriva puntuale a tunisi (la goulette), carichiamo la moto e scendiamo. facciamo la burocratica trafila di controlli alla dogana e finalmente partiamo, l’impatto non è dei migliori rimaniamo imbottigliati

nel caotico traffico pomeridiano di tunisi e soltanto dopo le 18 riusciamo a venirne fuori. imbocchiamo la nazionale 5 ed il paesaggio diventa diverso,dalla piatta e afosa piana di tunisi passiamo alle colline che anticipano la catena montuosa di teboursouk, un esplosione di colori e di forme arrotondate che

ricordano vagamente la toscana. lungo la strada la gente ci guarda incuriosita e divertita, danno l’impressione di essere molto aperti e cordiali, non invadenti come i mercanti delle medine, sono molto attratti dalle nostre moto, e verso le 8, proprio mentre pensavo che forse era il caso di mettere qualcosa sotto

i denti, veniamo investiti dal profumo e dal fumo di una grigliata. dall’odore sembra abbacchio: fabio và lungo,io rallento tra il sorpreso e il contento, massimo piazza una “staccata violenta”del tipo arrabbiata 1. dopo una grigliata da favola e aver pagato una cifra irrisoria, ripartiamo decisi a fare un altro

po’ di strada, ci fermiamo a teboursouk e l’unico albergo che abbiamo incontrato è molto accogliente.dopo aver deciso l’intinerario del giorno dopo e una birra, andiamo a dormire. 24/06/2005alba africana sono le 6 del mattino, una luna piena ancora molto alta guarda la valle sottostante, l’aria è

molto fresca ed il sole è prossimo a sorgere, sono nel cortile dell’albergo ad aspettare che si faccia un orario umano per chiamare gli altri. alle 8 facciamo colazione e partiamo, dopo pochi chilometri troviamo il sito archeologico di dougga antica città romana, molto ben conservata, ne valeva la pena. ripartiamo

decisi con l’anteriore a sud, alziamo un po’ il ritmo perché l’asfalto è migliorato e ne approfittiamo per fare chilometri in più in vista di strade più avare da percorrere. facciamo molta attenzione ai moltissimi posti di blocco della polizia, anche se abbiamo l’impressione che sappiano già del nostro passaggio,

e nei confronti dei turisti chiudano un’occhio e ½. mentre scendiamo a sud il panorama cambia in continuazione, la vegetazione è sempre più rada. attraversiamo tajerouine e facciamo il pieno. ad ogni fermata veniamo circondati da bambini che nonostante vivano in situazioni precarie, sono sempre molto allegri.

ripartiamo proseguendo sulla nazionale 17 ed arriviamo a thala, compriamo in una sorta di spaccio, qualche scatoletta di tonno e un po’ di pane,mentre pensavamo a come arrangiarci, facciamo conoscenza con george e non so cosa, un tunisino gentilissimo proprietario di un caffè, che appena ci vede esce con una

bottiglia d’acqua, e ci invita a sedere nel suo bar, ci porta un piatto ed un coltello per fare i panini, poi esce il fratello e ci offre 4 coche, si siede con noi e parliamo un po’ grazie al discreto francese di letizia. ci accorgiamo che un’auto della polizia è parcheggiata nelle vicinanze per controllarci.

chiediamo a gorge il perché e lui ci dice che sono lì per proteggerci da eventuali bambini troppo invadenti ( non saremo mica scortati?). ripartiamo e george (sembra uno pseudonimo) che non vuole essere pagato per quello che abbiamo consumato, ci sconsiglia di fermarci a kasserine per la presenza di piccoli

scippatori. l’aria è sempre più secca e calda, i pochi paesi hanno l’aspetto di luoghi di frontiera, in effetti, stiamo costeggiando il confine algerino. vediamo infatti macchine con targhe francesi che vanno verso la frontiera dell’entroterra, sicuramente più facile da attraversare. a kasserine la nazionale

17 diventa n° 15, attraversiamo feriana ed arriviamo a mejen bel abbes, mentre facciamo benzina decidiamo di deviare per sidi boubaker ancora inconsapevoli di quello che ci attende. non troviamo informazioni precise, ci fidiamo di alcuni venditori in nero di carburante, i quali ci fanno segno di seguirli, dopo

qualche chilometro svoltano a tutta velocità su uno sterrato bianco. noi inconsciamente li seguiamo, dopo un po’ lo sterrato si trasforma in una pista poco battuta e molto soffice per le moto, attraversiamo una piccola duna per poi proseguire in una distesa polverosa che assomiglia a un lago asciutto ma con

un fondo molto morbido. avanziamo sbacchettando l’anteriore e ad un certo punto le moto affondano fino alla catena. acceleriamo ma l’unico risultato è quello di alzare spruzzi di sabbia, proseguiamo e massimo si sdraia come un bagnante a rimini, dopo un po’ è il mio turno, fabio avanza con il suo gs. letizia

a piedi và in avanscoperta e dice che siamo quasi alla fine della sabbia, poi ricomincia lo sterrato battuto. facciamo l’ultimo tratto facendo passare una moto per volta. c’è una seconda caduta di massimo, affianco a noi una carcassa di asino, non è certo un buon auspicio. facciamo un altro chilometro e incrociamo

la strada asfaltata una lingua nera ruvida e polverosa, ma a noi sembra liscia come un tavolo da biliardo, dopo 2 km asidi boubaker , ci fermano per la seconda volta; il gendarme che non si aspettava il nostro arrivo, dopo aver chiamato con il telefonino il suo comando, ci saluta dicendo che è tutto a posto,

e ci augura buon proseguimento. p.s. abbiamo l’impressione che la polizia sappia sempre dove andiamo, poiché dobbiamo sempre riferire da dove veniamo e dove siamo diretti, questa volta ci hanno fermati perché avevamo deciso di cambiare il nostro itinerario. ripartiamo ormai stremati dal caldo, per alcuni

chilometri costeggiamo la ferrovia, la strada non è un gran che ma è spettacolare il paesaggio, è il nostro primo incontro con il deserto. verso sera arriviamo a tamerza oasi di montagna, con i resti della città vecchia distrutta da un’alluvione negli anni ’60. siamo a soli 8 km dal confine algerino. troviamo

un albergo, ceniamo e andiamo a dormire stremati. 25/06/2005la gente del sale ci alziamo e ci attende abdul una guida locale con una curiosa fisionomia da jamaicano, ci porta a visitare l’oasi e dice che ci vorrà una mezz’ora, ma dopo 2 ore siamo ancora sotto le palme, ne valeva la pena però, abdul

ci porta a vedere un canyon con delle gole molto profonde scavate anticamente da un fiume ormai prosciugato, arriviamo ad una piccola cascata con tanto di palme e sembra impossibile pensare che fuori da quest’oasi ci siano chilometri di sabbia e basta. torniamo all’albergo, paghiamo abdul, fabio gli regala

un pacchetto di marlboro, e partiamo alla volta di chbika altra oasi di montagna. ci fermiamo a mangiare un panino e ad aspettare che sbollenti un po’ il sole, ci saranno almeno 45 gradi sull’asfalto. verso le quattro ripartiamo, attraversiamo una zona desertica molto affascinante, chott el gharsa, uno dei due

laghi di sale a ridosso del sahara, ed arriviamo a tozeur città molto attiva con le sue fabbriche di fosfati, proseguiamo per nefta dove c’è una delle più grandi oasi della tunisia, facciamo un giro nella città e quando ci fermiamo, dei mercanti ci invitano in delle buvette, una sorta di capanne fatte di foglie

di palma all’interno dell’oasi. ci offrono un liquore fatto con il succo di palma, anche se a noi sembra acqua e zucchero, poi ci danno delle pipe con dentro il ginepro, e per la prima volta in vita mia fumo qualcosa. fra il divertimento di tutti riusciamo a liberarcene e torniamo verso tozeur per poi proseguire

verso douz. imbocchiamo la nazionale 16 che attraversa chott el jerid quasi 80 km in uno scenario mozzafiato, un lago enorme fatto tutto di sale cristallizzato, con contorno di dune e palme. mentre lo attraversiamo è il tramonto e tutto assume dei colori particolari, notiamo con grande stupore che è un posto

pieno di vita (si fa per dire), ci sono raccoglitori di sale, lungo la strada ci sono bazar che offrono oggetti artigianali, il tutto sempre con tanti bambini che ci salutano sbracciandosi. ci fermiamo spesso per fare delle foto, e in una di queste soste si avvicinano dei ragazzi di circa 15 anni, che chiedono

di fare un giro sulle moto, all’inizio sono un po’ titubante però le ragazze e gli occhi dei ragazzi, mi dicono di accontentarli. uno lo carico io e l’altro massimo e facciamo una breve ma veloce corsa lungo la statale, quando torniamo non stanno più nella pelle ci salutano grati e ripartiamo. dopo ½ ora siamo

a kebili lo attraversiamo e verso le 10 di sera arriviamo a douz, ceniamo da alibabà ristorante che dopo veniamo a sapere stà anche sulle guide turistiche. ci mostrano degli album di foto e dediche, e anche noi lasciamo il nostro adesivo con dedica. il proprietario dopo cena ci accompagna all’hotel di suo cugino,

a tavola c’è stata qualche piccola discussione dovuta più dalla stanchezza che da validi motivi, comunque cominciamo a preparare il grande salto nel sud dell’indomani, che dovrebbe toccare come meta finale l’oasi di ksar ghilane. 26/06/2005febbre gialla ci alziamo presto, carichiamo le moto e partiamo

dopo un breve giro a douz , torniamo verso kebili, dopo 25 km giriamo a destra verso matmata, una lunga strada dritta che costeggia il nord del sahara, in attesa di trovare il bivio per ghilane. ci fermiamo a bere un caffè al bar tarzan, una capanna in mezzo al nulla, dopo pochi chilometri troviamo l’incrocio

per ksar ghilane. foto di rito sotto il cartello dell’indicazione, c’è molta euforia e non immaginiamo lontanamente quello che ci attende; partiamo. la pista si presenta subito molto sassosa e polverosa, la guida è impegnativa, la velocità è molto contenuta. tutti pensiamo che i 78 km che ci dividono da ksar

non saranno una passeggiata e dopo quasi 20 km massimo decide di rinunciare per problemi alla schiena di letizia. per noi è un colpo al cuore, proseguiamo io e fabio, ma un po’ più avanti lo scenario cambia: il deserto che fino a quel momento lungo la pista era basso e sassoso, diventa sabbioso e con piccole

dune, cominciamo a trovare della sabbia che nei tratti più bassi ha invaso la pista, perciò mara e roberta sono costrette a scendere. andiamo avanti, ma la cosa peggiora, ora i tratti invasi dalla sabbia sono sempre maggiori e più lunghi, proseguiamo, ma si è fatto tardi, sono ormai le 11,30 il caldo si fa asfissiante

e siamo senza acqua. fabio parte di brocca e comincia ad imprecare in quattro lingue, gli dico di resistere un altro po’, perché secondo i miei calcoli dovremmo essere a qualche chilometro da un pozzo d’acqua denominato bir sultane (spero di non sbagliarmi). continuiamo a camminare tra mille difficoltà e le moto

sono surriscaldate. alzo gli occhi e in lontananza e in lontananza vedo una baracca, spero non sia un miraggio. arriviamo verso mezzogiorno allucinati e stremati, la pista ci ha messo a dura prova, entriamo assetati, è un punto di ristoro e chiediamo subito acqua. per il proprietario del bar, un simpatico

e baffuto tunisino dovevamo essere noi il miraggio perché d’estate nessuno si avventura nel deserto e soprattutto a quell’ora, ci dissetiamo e cerchiamo di riordinare le idee, fabio continua ad imprecare, parliamo con maduk il proprietario del bar il quale ci dice che non si può assolutamente continuare; che

una settimana prima c’era stato il vento del deserto;che la pista era stata coperta dalle dune e che lì ci trovavamo a bir sultane. questo era un luogo di posta dei transumanti locali, ma ora anche per i sempre più numerosi turisti e motociclisti che affrontano la pipe line per ksar ghilane. non ci rassegniamo

e chiediamo se ci sono altre piste o maniere per andare avanti, ma maduk è irremovibile: non si può continuare!!! allora ci mettiamo sui tappeti sparsi un po’ ovunque dentro il bar, fuori ci sono almeno 45 gradi e tornare indietro a quell’ora sarebbe un suicidio. ci prepariamo a passare 5 – 6 ore in quel luogo

fuori dal mondo. maduk ci chiede se vogliamo mangiare qualcosa, ha solo pane, tonno e formaggio. prepara 4 panini che, sarà stata la fame ma per noi erano meglio del caviale. beviamo a più non posso, la gentilezza e l’ospitalità della gente del bar ci mette a nostro agio. lo zio di maduk ci chiede se abbiamo

qualche cosa per il mal di denti, si tiene una guancia con una mano e gli diamo degli antidolorifici che abbiamo con noi. due ragazzi giocano a carte ininterrottamente per tutto il pomeriggio, ora siamo di casa e ci prendiamo da bere da soli nel frigorifero, si ride e si scherza. ogni tanto esco fuori, c’è un

caldo infernale, mi guardo intorno e mi chiedo come faccia questa gente a vivere in un posto così estremo. rientro e maduk che ha preso un bongo e una specie di flauto di metallo dice che è il momento del folclore, dopo aver cantato e ballato insieme a lui decidiamo di ripartire. sono ormai le 18,30 e fuori

ha leggermente “sbollito”. partiamo e incontriamo subito le dune che ci hanno messo in difficoltà all’andata, fabio comincia subito a “porconare”, mara e roberta ormai non salgono per niente sulle moto, camminano e chiacchierano come se stessero facendo una passeggiata lungo il corso “mitiche!!”. usciamo fuori

dalle dune e squilla il cellulare: è massimo che dice di andare a ghilane con una jeep presa in affitto, la cosa ci fa infuriare, lui può arrivare dove noi avevamo fallito, e dopo un’oretta sentiamo un claxon dietro di noi, è massimo che avendo saputo della pista chiusa era venuto a cercarci credendoci in difficoltà.

scendiamo, siamo contenti di vederlo, gli do i bauletti laterali per alleggerire un po’ la moto, perché mi sono accorto di avere una forcella che perde olio. massimo chiede a mara e roberta di salire in macchina con lui, ma loro ormai vogliono arrivare in fondo a questa avventura e così ripartiamo. mancano

11 km per uscire dalla pista, io e mara andiamo piano, il sole è quasi tramontato ed ora la temperatura è molto piacevole e da sud sale una brezza molto fresca, dopo un’altra mezz’ora sono fuori dalla pista, all’incrocio con la strada asfaltata la scena che mi si presenta è bellissima: fabio in ginocchio in

mezzo alla pista con le braccia alzate, roberta che ride e urla dalla contentezza, scendiamo e ci abbracciamo. siamo consapevoli che nel nostro piccolo avevamo fatto una grande cosa, abbiamo un “groppo in gola”. ripartiamo per matmata, non mi metto il casco (non è da mè) voglio respirare a pieni polmoni, e

verso sera arriviamo a matmata dove ci aspetta massimo sulla strada per accompagnarci all’hotel, ci laviamo, ceniamo a bordo piscina e dopo a letto con addosso una sensazione particolare molto piacevole. oggi avevamo subito una lezione sottovalutando l’ambiente che dovevamo attraversare, facendo errori grossolani,

come partire troppo tardi e farci trovare a mezzogiorno sotto un sole assassino, con le moto già molto pesanti di suo, aggravate da un carico di bagagli altrettanto pesante, con pochissima acqua e in un mese come giugno dove la temperatura è molto alta, ma è stata un’esperienza bellissima. forse proprio perché

difficile, l’essere stato un intero pomeriggio sotto una baracca in mezzo al deserto, mi ha fatto capire come mai questa gente ha deciso di vivere in situazioni così particolari e i beduini a passarci la vita ad attraversarlo. il fatto di non aver raggiunto la meta, non pesa più tanto, perché il deserto ci ha

insegnato il rispetto e l’essere stati sconfitti dal gigante di sabbia è un onore. 27/6/2005virus in agguato la giornata comincia nel peggiore dei modi, ci svegliamo e roberta, massimo e letizia hanno passato la notte tra vomito e diarrea. decidiamo di non muoverci, roberta è quella che sta peggio

di tutti, per noi la giornata passa nell’ozio più completo, fra letto e piscina. ogni tanto andiamo a vedere come sta roberta, e facciamo un po’ di manutenzione alla moto, gli togliamo la moltitudine di sabbia del giorno prima, puliamo la catena e la lubrifichiamo (fabio non ha questo problema con la sua bmw).

solo nel tardo pomeriggio io e massimo, con relative consorti, andiamo a fare una puntata a medenine, la strada per arrivarci è molto bella, “passeggia” sui monti del matmata con scenari spettacolari e l’asfalto è in discrete condizioni. dopo circa un’ora arriviamo a medenine che onestamente non ci impressiona

molto, è su una statale che và verso la libia, infatti troviamo indicazioni per tripoli. ripartiamo quasi subito, ormai è il tramonto e fabio e roberta ci aspettano per cena. 28/06/2005ritorno al nord ci svegliamo alla buon’ora roberta per fortuna sta meglio,anche gli altri sembra che non abbiano più

nessun sintomo, le cure sanitarie orchestrate da letizia hanno dato buoni risultati. mara paga il conto dell’albergo visto che è stata promossa sul campo come cassiera del gruppo. ripartiamo verso nord. oggi sarà un lungo tappone di avvicinamento a tunisi. arriviamo a gabes dopo aver attraversato gli ultimi monti

del matmata e verso le dodici siamo a sfax, città caotica e inquinatissima , con le sue fabbriche di fosfati che ci accolgono in periferia con un odore nauseabondo. ne usciamo e ritorniamo verso l’entroterra dopo aver percorso un centinaio di chilometri sulla costa. adesso il paesaggio è cambiato rispetto

al sud, ora il color sabbia del sahara e il color ocra del matmata lasciano spazio a immensi uliveti, molto ben tenuti, si comincia a vedere una discreta vegetazione ovunque. il traffico è aumentato di molto rispetto alla tranquillità del sud. verso le 14 siamo ad el jem cittadina famosa per un anfiteatro

romano che è il più grande di tutta l’africa, molto bello anche se fabio dice: “noi ciavemo er colosseo, de questo che ce famo!!!”. ripartiamo, lasciamo la nazionale 1 e prendiamo per kairouan che è la nostra meta per oggi. non facciamo in tempo ad entrare in città che veniamo accalappiati da una guida che

ci porta a trovare un albergo. andiamo con lui, dopo aver trovato alloggio, a fare un giro nella medina della città, ceniamo e torniamo in albergo con la convinzione che di mistico e spirituale come pensavamo di trovare (visto che è la quarta città santa per la religione islamica) non ha assolutamente nulla.

hanno commercializzato tutto e sfruttano il fatto che la grande moschea (l’unica aperta al pubblico) attira migliaia di turisti oltre che di fedeli, un po’ come succede a san pietro. 29/06/2005la grande moschea la mattina dopo visitiamo la moschea e dopo un po’ di delusione visto che ci hanno

fatto entrare solo nel cortile, ripartiamo alla volta di monastir centro balneare a circa 80 km e dopo il solito trasferimento sotto il sole cocente arriviamo in città. siamo in un altro mondo rispetto ai giorni passati, ci sono grandi alberghi, ristoranti, negozi di souvenir, un bel lungomare, giardini verdi

molto ben curati e molti turisti. ci troviamo davanti a un ristorante con insegna italiana ed entriamo. e’ italiano per davvero!!! si presenta la signora franca, siciliana con un sorriso molto aperto e cordiale, mangiamo alla grande dopo giorni di pasti piuttosto spartani. passiamo il pomeriggio tra il fare i

turisti ed il rilassarci al mare. torniamo al ristorante per una pizza e conosciamo la proprietaria, una pugliese che sta facendo fortuna con l’export di intimo, ed ha aperto il ristorante come passatempo. torniamo all’albergo e andiamo a letto aspettando il giorno dopo per tornare a tunisi. 30/06/2005rientro

a tunisi lasciamo l’albergo verso le 12,30 ci fermiamo subito a mangiare qualcosa (il solito panino al tonno). aspettiamo all’ombra di una pianta che trascorrano le ore calde con il sole a picco, e verso le 15 partiamo alla volta di tunisi. attraversiamo una bella zona residenziale all’uscita di monastir

e imbocchiamo una statale, ma dopo un oretta decidiamo di imboccare l’autostrada (l’unica tra l’altro in tutta la tunisia) e verso le 17,30 siamo in periferia di tunisi, la mancanza di indicazioni ci fa perdere tempo e pazienza (con rischio di botto da parte mia). verso le 18,30 siamo a la goulette, solita trafila

burocratica alla dogana e finalmente ci imbarchiamo: destinazione casa. appunti siamo sulla nave, ripensiamo ai giorni trascorsi in terra tunisina, è stata un’esperienza bellissima, abbiamo visto le varie sfaccettature di questa terra affascinante, dalle zone più povere dell’entroterra e del confine algerino,

alla costa molto caotica e turistica con le medine e i suoi mercanti, passando attraverso il sahara con il suo richiamo seducente e misterioso. comincio a credere a tutti quei viaggiatori che subiscono quell’attrazione magnetica che questa immensa distesa di sabbia trasmette. comunque adesso che l’avventura è

finita, dobbiamo farci i complimenti per l’organizzazione e la riuscita dell’impresa, grazie a molte serate invernali (tra l’altro molto piacevoli) trascorse insieme a preparare il viaggio, all’impegno di tutti noi nella ricerca di informazioni di ogni genere, fino al giorno della partenza. grazie anche al grande

affiatamento e spirito di gruppo (ed un po’ di incoscienza),cercando sempre di venire incontro alle reciproche esigenze durante tutto il viaggio, con la nostra soddisfazione personale di aver fatto tutto in casa in barba a tante agenzie esperte nel settore che chiedevano cifre da capogiro. per quanto riguarda

le moto, le endurone si sono dimostrate dei veri muli da somma non tirandosi mai indietro nonostante abbiano fatto tutto il viaggio con il carico massimo. i vigorosi bicilindrici honda varadero ed il sofisticato gs 1200 non hanno avuto problemi di sorta, tranne una perdita di olio ad una forcella della mia moto,

forse sono andate un po’ in crisi sulle piste sterrate per il carico eccessivo, ma si sono adattate a ogni tipo di strada ed alle temperature estreme del deserto. un ringraziamento particolare và alle nostre compagne di viaggio e di vita per aver accettato questa impresa con grande spirito di adattamento e avventura

, per aver rinunciato anche se per un breve periodo al sicuramente più importante ruolo di mamme per assecondare tre sciagurati alla ricerca di: un immenso sogno giallo. moto e chianti team “cerchio 17” per contatti massimo benvenuti maxbenv@gmail.com


Guarda altri Racconti e Itinerari Turistici a LATINA

Trova Eventi e Manifestazioni Turische, Offerte e Promozioni di Strutture Turistiche per tutte le occasioni a LATINA


Ti Piace questa pagina?
Seguici su
Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su Google Plus
© Corrieredeiviaggi.com - Tutti i Diritti Riservati